La storia della gioielleria Menichini

la storia

La storia della
Gioielleria Menichini

La gioielleria Menichini, fondata nel 1865 da antichi maestri orafi, è un punto di riferimento dei cittadini della Capitale e dei turisti amanti dello stile italiano, per l'accurata  lavorazione di gioielli di lusso, ma anche per l’eccezionale qualità e l’assoluta novità proposta dal design orafo.

Le origini della gioielleria Menichini risalgono al 1850, da Raffaele Menichini da Chieti, ultimo discendente di una famiglia di orafi, trasferitasi a Roma. 
Nel corso degli anni, il figlio di Raffaele, Giacomo, continua la tradizione di famiglia, insieme al fratello Nicola; così fu anche per Ettore, uno dei figli di Nicola, che dopo essersi dedicato allo studio dell'arte orafa tradizionale si specializza nell'incassatura di pietre preziose a Parigi.

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Ettore ha grande spirito di iniziativa e trasforma una parte del laboratorio in un negozio di vendita al pubblico. Nel corso del tempo si reca nuovamente a Parigi per prendere contatto con le più autorevoli personalità del mondo orafo francese, tornando a Roma ricco di nuove idee.

Ettore compra gioielli, lavora le perle, ritaglia i vecchi diamanti, sfrutta tutte le sue conoscenze tecniche sulle pietre preziose e poi rivende sui più ricchi mercati francesi, svizzeri, tedeschi ed inglesi. Dedicandosi con sempre più crescente passione a questa sua personale attività, lascia il lavoro della vendita al pubblico ai suoi collaboratori. 
Nel frattempo diviene uno dei più quotati conoscitori di pietre preziose e, solo con altre due ditte romane, divide l'onore di essere iscritto per il commercio estero alla Camera di Parigi. La tradizione di famiglia continua con i due figli di Ettore, Mario e Renato che iniziano a lavorare con il padre, per poi aprire una nuova gioielleria in Piazza di Spagna.

Il negozio diventa una gioielleria di lusso, grazie all’offerta di marchi internazionali prestigiosi di orologi (Zenith, Piaget, Baume & Mercier, Breitling, Montblanc solo per citarne alcune) e di gioielli (Chopard, Chaumet, ecc.) ma anche di manifattura artigianale orafa, mantenendo la realizzazione di propri gioielli esclusivi, con l'obiettivo di concedere alla clientela un'atmosfera professionale a 360 gradi sul gioiello di lusso da possedere per sempre.
Nel rispetto della tradizione di un'impresa che incarna i valori dell'artigianato orafo del nostro Paese, Ettore Menichini con i figli Renato e Riccardo sono l'incontro tra due passioni, quella del bello e dell'arte preziosa, che si ritrovano nelle vetrine della gioielleria di Piazza di Spagna.

Renato e Riccardo nonostante gli studi universitari in Economia Giurisprudenza, data la forte passione per l'arte orafa, si dedicano al mestiere di famiglia a tempo pieno, seguendone con interesse l'evoluzione e i cambiamenti nel mondo del lusso negli anni ’90 e nel 2000.

Oggi la sede di Piazza di Spagna ha raddoppiato la superficie di vendita restaurando gli interni sempre nello stile classico e accogliente che lo contraddistingue e realizzando una nuova vetrina su via del Babuino che consentirà di dividere l’esposizione dei gioielli da quella degli orologi.

Un pericoloso fatto di cronaca che ispirò il film con Alberto Sordi "Ladro lui ladra lei".

È una storia memorabile quel fatto di cronaca registrato sulle prime pagine di tutti i giornali il 6 marzo 1930. La vicenda fu talmente audace che anni dopo ispirò il film di Luigi Zampa "Ladro lui ladra lei", interpretato da Alberto Sordi e Sylvia Koscina. 
Ebbene, il 6 marzo 1930 alle 10 di mattina tre falsi carabinieri arrivano in via Principe Amedeo 26, dove era situata la gioielleria di Ettore Menichini. Senza tanti complimenti, e con un falso ordine di cattura per ricettazione di gioielli rubati, perquisirono il negozio e sequestrarono moltissimi gioielli preziosi sotto lo sguardo sbalordito del proprietario.

Finito il saccheggio, il gioielliere fu addirittura arrestato e portato in carcere a Regina Coeli direttamente dai tre falsi militari. Ettore Menichini finì in cella, mentre i ladri travestiti da carabinieri si dileguarono con il bottino del valore di due milioni di lire. Prima che qualcuno si accorgesse della diabolica truffa passò del tempo. I due ladri furono rintracciati solo a distanza di giorni con parte della refurtiva e, nel 1932, condannati a 30, 18 e 14 anni di carcere.

info@menichinigioiellieri.com